Intervista di Isabella Moroni per Art a part of cult(ure)

2 Settembre 2009

Grazie a Isabella Moroni per questo lunghissimo pezzo sul mio romanzo, che si conclude con un’intervista che mi è davvero piaciuta….

Il secondo incontro letterario di DonnaèWeb. Monica Viola ci parla del suo libro scritto per la rete di Isabella Moroni

Nel  secondo incontro di “Parole. Gli incontri letterari di DonnaèWeb”  che si terrà presso la Libreria Mondadori di Viareggio venerdì 28 agosto alle ore 18.00 faremo la conoscenza del libro di Monica Viola “Tana per la bambina con i capelli ad ombrellone”, edito da Rizzoli 24/7, ma nato in rete su VibrisseLibri.

Il fenomeno della scrittura on line di per sé costituisce un segnale ed una nuova direzione per la letteratura tutta.
Scoprire che c’è posto per  le diverse forme di comunicazione, accettare che coesistano varie scritture, non può che accrescere l’offerta e lasciare spazio anche a tanto contenuto buono, consistente e continuo.

E attraverso l’esperienza di donne che hanno intrecciato rete e scrittura in modi diversi, che viene alimentato   il dialogo sull’evento DeW, perchè tutte le autrici sono in qualche maniera legate al web perché il tema del libro è fortemente legato a internet o la rete le ha viste nascere come scrittrici o le ha pubblicate, grazie a case editrici on line come nel caso di Monica Viola.

Nasce sul web la storia della bambina con i capelli a ombrellone sempre in bilico fra il dolore e la ribellione.
Nasce sul web perchè “Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” è stato il primo romanzo che il progetto VibrisseLibri ha pubblicato con un editore importante, ma anche perchè Monica Viola, proprio sul web, ha mantenuto quella capacità di reinventarsi che l’ha  forgiata e diversificata come scrittrice.

Non a caso ha scritto la sua storia per la rete, (af)fidandosi ad una casa editrice on line, “virtuale” che, al grido “la carta non è tutto (ma aiuta)” si propone anche come agenzia letteraria, cercando di promuovere i suoi romanzi anche a case editrici tradizionali.

Quella di “Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” è la storia di una generazione di confine fra un passato carico di significato ed un futuro che mostrava le premesse di altre, diverse, ignominie politiche e sociali.
Ma è anche la storia di una bambina quotidianametne a confronto col disagio, quotidianamente attenta alla costruzione della sua ribellione, unico modo perchè i traumi possano addomesticarsi.
Scarna, concreta ed anche autoironica la scrittura di Monica Viola è come la sua vita: un inerpicarsi a toglier via l’amaro da ogni sorso.

Monica Viola spietata con la sua prima vita.
Cruda e realista, iperrealista, come hanno suggerito alcuni suoi recensori.
Dimmi tre cose che salveresti della tua infanzia e adolescenza.

Credo che ognuno di se stesso possa e debba salvare tutti i momenti in cui è riuscito a darsi fiducia e proteggere la propria integrità. Non è facile farlo, da piccoli, ma a volte si riesce ad avere questo istinto buono, che ti andare oltre la sopravvivenza.

Sfamare la necessità d’amore dei più piccoli è il solo modo per strutturare l’identità degli esseri umani, o pensi che l’ambiente sociale ed epocale abbia il suo peso e la sua capacità di far deviare?

Credo che la vera forza nasca dall’essere amati e accuditi nel modo giusto, e che il resto sia poderoso più nelle scelte di vita che non nel modo in cui la si affronta, che è poi la cosa più difficile.

Cosa deve scattare (o appianarsi) nell’anima per poter iniziare a scrivere quello che ha sempre fatto troppo rumore?

Bellissima definizione questa del rumore! Sì in effetti il rumore deve spegnersi molto, si deve posare la polvere, come dicono gli anglosassoni, ma soprattutto ci vuole la distanza necessaria per vedere se stessi e gli altri con emozione ma senza emotività. Altrimenti credo che parlare di cosa che ci sono molto vicine prenda una forma diaristica francamente noiosa per chiunque non sia direttamente coinvolto.

L’analisi storico-sociale di Roma fra gli anni 70 e gli anni 80 è precisa, netta e ci offre punti di vista non sempre conosciuti. Com’era vivere, orizzontarsi, capire e scegliere in quel periodo?

Molto difficile, per la mia generazione che era un po’ “di mezzo”, un ibrido tra anni ’70 e ’80. diciamo che siamo stati parte di una coda ideale affogata nel sangue degli anni di piombo, e quindi la nostra generazione ha sofferto una sensazione di pericolo, deriva e disillusione. Hanno fatto di tutto per addormentarci e alla fine ci sono riusciti: Tana tenta di “spiegare” anche questo facendo l’esempio concreto attraverso la sua protagonista, che passa dal collettivo femminista ai Duran Duran senza fare una piega.

Nel tuo libro la storia è raccontata come se uscisse fuori dalle immagini, un po’ come la struttura di un fumetto è una scelta letteraria o il frutto della tua visionarietà?

Ti ringrazio per aver notato questo, sei la prima che lo fa e ci tengo moltissimo: pur lasciando il lettore libero di immaginarsi i dettagli (non faccio descrizioni particolareggiate di interni o esterni, di oggetti o colori – una scelta narrativa per non creare distacco dall’evocazione del ricordo personale in ciascun lettore), ho cercato di raccontare delle vere e proprie “scene”, immagini cristallizzate o in movimento che come nel cinema volevano contenere il prima e il dopo non narrato, lasciarlo intuire. La concisione, la fulmineità, la sintesi, per me sono un valore nella scrittura.

Il linguaggio che usi è estremamente contemporaneo, non solo nella scarnezza, ma anche nella costruzione. Poteva essere altrimenti?

No, la scrittura per me è la cosa più essenziale, molto più dei contenuti. Secco, veloce, incisivo, evocativo: questo vorrei fosse sempre il mio periodare. Se ci riesco o meno, poi, è un altro paio di maniche.

Hai pubblicato questo romanzo con VibrisseLibri, una casa editrice on line che, inoltre, fa un lavoro di talent scouting proponendo i libri migliori anche agli editori su carta.
Qual è il tuo rapporto con la rete?

Il mio rapporto con la rete è totale, ma in questo caso non è neanche questa la questione ma il fatto che credo che la cultura debba essere accessibile a tutti, anche a chi non può permettersela. Il progetto Vibrisselibri, come quello de iQuindici, sono davvero dei webluoghi pieni di rispetto e amore per chi scrive, e lasciano dentro un’esperienza di gratitudine infinita.

Hai scelto tu che il libro potesse essere scaricato liberamente? Ne hanno risentito i tuoi diritti d’autore?

Il romanzo è stato scaricato gratis in rete circa 5000 volte, non è meraviglioso? Che il libro circoli non può che essere un vantaggio, anche per i diritti d’autore. Se poi un giorno potessi vivere di scrittura sarebbe bello, ma è comunque qualcosa di molto utopico per la maggioranza degli scrittori.

Presentazione alla Libreria Mondadori di Viareggio venerdì 28 agosto alle ore 18.00

20 Agosto 2009

Grazie a Isabella Moroni e Adele Marra per questo invito di cui sono molto orgogliosa!

Tosconordici, vi aspetto tutti venerdì 28 a Viareggio! Ecco il comunicato:

Nel  secondo incontro di “Parole. Gli incontri letterari di DonnaèWeb”  che si terrà presso la Libreria Mondadori di Viareggio venerdì 28 agosto alle ore 18.00 faremo la conoscenza del libro di Monica Viola e “Tana per la bambina con i capelli ad ombrellone” di Monica Viola, edito da Rizzoli 24/7, ma nato in rete su VibrisseLibri.

Esempio vivo del rapporto fra le donne e il web, che si inserisce alla perfezione negli intenti di DonnaèWeb, il premio ideato per le donne che creano, disegnano, propongono e riempiono di contenuti la rete, quest’anno ha come sottotitolo “pensieri, opere, missioni”;  un contenitore sempre più in divenire aperto alle innovazioni ed a tutte le  scelte creative delle donne, siano queste artistiche, tecnologiche o artigianali capaci di ricostruire l’unitarietà attraverso il confronto fra differenti visioni e linguaggi.

Ed uno dei linguaggi più utilizzati dalle donne sul web sono proprio le parole: “PAROLE. Gli incontri letterari di DeW” è infatti il titolo di una serie di eventi letterari che si terranno nello spazio della Libreria Mondadori di Viareggio nell’elegante cornice del Caffè Margherita.

Il fenomeno della scrittura on line di per sé costituisce un segnale ed una nuova direzione per la letteratura tutta.
Scoprire che c’è posto per  le diverse forme di comunicazione, accettare che coesistano varie scritture, non può che accrescere l’offerta e lasciare spazio anche a tanto contenuto buono, consistente e continuo.

E attraverso l’esperienza di donne che hanno intrecciato rete e scrittura in modi diversi, che potrà essere alimentato  il dibattito (ed il dialogo) sull’evento DeW, perchè tutte le autrici sono in qualche maniera legate al web perché il tema del libro è fortemente legato a internet o la rete le ha viste nascere come scrittrici o le ha pubblicate, grazie a case editrici on line come nel caso di Monica Viola.

Silvia Ancordi recensisce Tana

30 Luglio 2009

Parole dense e soppesate per l’auroralica Silvia, la più spirituale del gruppo, che ha una visione originale e forte del romanzo. Grazie Silvia per la tua attenzione e l’affetto che cola da queste righe.

Se dovessi descrivere il tuo libro con una sola parola direi che è disarmante. Come sai, ho avuto difficoltà a scindere la mia parte professionale dalla prospettiva di semplice lettore perché trovo che qs. autobiografia sia una perfetta anamnesi. Tutto quelle che ti serve per dare una svolta alla tua vita è in poche, sintetiche, indimenticabili frasi che hai scritto, ma che non dirò altrimenti il libro non lo leggono. ;o)

Non amo i diari e non amo le storie narrate in prima persona. Eppure tutto si snoda in modo così semplice, fluido a tratti inquietante.
La consapevolezza che emerge dalle tue parole, la schiettezza nell’ammettere il gioco di potere legato alla seduzione dopo l’essere stata vittima, e ancora la franchezza con cui hai ammesso che vivevi, grazie alle bugie, una vita diversa, sono in certi punti laceranti. Certo, ovvio, ci vuole empatia, magari alcune cose del proprio vissuto simili per potersi calare pienamente nell’atmosfera di questa storia. In alcuni momenti ho sperato che fossero bugie anche quelle che stavi scrivendo.
Mi ha stupita in certi attimi la lucidità quasi spietata di ciò che descrivevi come una rivincita o scelte decisamente forti come quella della perdita della verginità. E’ una lama in certi punti che entra e scava, nel profondo.

Hai fatto un lavoro pazzesco e l’atmosfera del vissuto della bambina e dell’adolescente non è mediata o censurata dalla crescita e dalla maturità di quando hai scritto il libro. Lo stile è semplice e riprende perfettamente la leggerezza con cui una bambina può raccontare la sua vita. Mi son chiesta: “Oggi, quanto c’è ancora di quella bambina in te? Cosa c’è ancora di non curato, quali le ferite aperte, e soprattutto quali meccanismi non hai ancora lasciato?
E ancora: hai smesso di dire le bugie o senti ancora la necessità di abbellire la tua vita?”
Non è che puoi scrivere il seguito così vediamo com’è la donna con i capelli a ombrellone?! ;o)

Un altra recensione auroralica…

25 Luglio 2009

Come scrivevo giusto ieri, queste sono persone uniche e speciali, quelle per le quali vale la pena di stare su facciabuco… Ognuna mi piace e mi affascina singolarmente, come Laura, energia che pulsa sotto un filo di disincanto, sguardo terso che sa leggere oltre. Sono particolarmente orgogliosa che questo commento me lo scriva lei.

Parto diretta dicendoti subito che di solito odio chi scrive il proprio diario, peggio che mai quando si cavalca il mood dell’adolescente problematica. Per dire, non mi è piaciuto “la stanza di sopra” della Postorino e l’ho detto anche se credo di essere stata l’unica. Quindi ho cominciato a leggere il tuo libro con un minimo di preconcetto e con il pensiero: vediamo un po’ per quale motivo io dovrei trovare piacevole questo libro.
Poi le pagine hanno cominciato a scorrere e c’era dentro una storia, una storia vera. Ogni parola colpiva, andava a segno. Ma al tempo stesso ogni parola aveva un suo motivo letterario. Non c’era solo Monica Viola in quelle pagine, c’erano tutte le bambine che si sono trovate a lottare in una famiglia per emergere, per salvarsi, per conquistarsi un posto nel mondo. Perché non c’è niente di più crudele dell’infanzia, a parte forse l’adolescenza. Il tuo libro è un libro generazionale che chi ha la nostra età legge con un insieme di rimpianto e di sollievo. Quelli erano i nostri tempi, i nostri riti, le nostre musiche, le nostre idee politiche. Come solo i veri scrittori sanno fare (e non ce ne sono molti in giro a mio parere) hai elevato una storia personale a storia universale. Ti sei allontanata da Monica per raccontare una Monica che sei tu e siamo tutte noi. Chissà quanto lavoro psicologico ti è costato. E quanto coraggio. Un coraggio non tutte avrebbero avuto. Questo libro ha messo a nudo la tua anima che appare bellissima e intatta. Ma ha messo a nudo anche la povertà umana di coloro che ti hanno circondata, forse vittime a loro volta, di sicuro carnefici della felicità che tutti immaginiamo debba spettare ai primi anni della nostra vita, quelli che dovrebbero essere i migliori.
Laura Costantini

Letture dell’Aurora

24 Luglio 2009

In questi giorni sto vivendo un momento bellissimo. Uno dei prodotti del progetto Auroralia di Gaja Cenciarelli sta essendo una connessione profonda, scambievole e amorosa con molti degli autori protagonisti di questa splendida storia che invece che concludersi continua a sbocciare in mille nuovi rizomi che producono altre idee, progetti, con tutto il loro portato emozionale.
Sarebbe più che abbastanza già così, e invece in aggiunta questo momento della mia vita auroralico, in tutti i sensi, è riempito dall’intensità di avere una decina di nuovi ma preziosissimi amici che in questi giorni stanno leggendo il mio romanzo, in contemporanea. E mi scrivono, mi piangono, mi ridono, mi impersonificano, mi ringraziano, mi prendono in giro, e fanno diventare viva la carta su cui sono scritta. Grazie a tutti, l’aurora davvero albeggia su di noi e sulla Donna Volante.

Un commento da Giulia Colavolpe Severi

17 Luglio 2009

“Forse ogni autobiografia è l’espansione della frase: sono diventato io” (Philippe Lejeune)Quando l’ho cominciato mi sono aggrappata con tutta me stessa alla speranza che non fosse tutto vero. Poi ho capito che era inutile, che non serviva chiedertelo, che si capiva benissimo che non avevi aggiunto neanche una parola, e che quella che avevo tra le mani era davvero la storia di come tu sei diventata tu.

Non esiste scritto più bello delle narrazioni autobiografiche, per quanto mi riguarda. Ho amato immensamente grandi romanzi, grandi fiction, ma niente mi dà la stessa impagabile emozione che provo quando tocco la vita di un altro essere umano raccontata proprio da questi, in prima persona.

All’interno dell’enorme insieme costituito dalle memorie personali, quelle scritte pensando esplicitamente alla pubblicazione, alla lettura da parte di un pubblico estraneo, al circuito della letteratura e al suo consumo, costituiscono un insieme a sé, ed è lì che la tua storia di vita si sta riposando - finalmente - di tutte le sue fatiche.

Si riposa, ma con un occhio aperto: è testo vivo, noi la disturbiamo costantemente, circola, è letta, esposta, con tutta la sua “naturale sconvenienza” (Duras) ostesa. Questa ostensione è un atto di coraggio, il primo di una lunga serie che ti si deve riconoscere.

È testo vivo anche perché il finale è morbido, sospeso, come un lavoro di maglia fotografato a metà: da una parte il lavoro, dall’altra il gomitolo, i fili che aspettano di essere annodati in punti. Mi aspettavo di piangere una volta arrivata all’ultima pagina; ma sei riuscita a chiudere tutto in maniera spiazzante, originale.

Del resto, tutto il libro gode di un estremo equilibrio tra l’orrore e lo humour, il pathos e la distanza, non è un libro pesante, è un libro pieno di cose tremende, trasuda dolore, ma non pesantezza, quello mai. Qualcosa che assomiglia a una lucidità immensa dello sguardo ti ha accompagnata - il che non vuol dire aver fatto pace con tutto, né aver digerito la rabbia o le emozioni negative, o peggio ancora aver usato un rivestimento di senso per far quadrare conti che non quadreranno mai, com’è onesto che sia. Onesto verso te stessa, intendo.

Tutto questo per dirti che la schiera di chi auto-scrive è enorme, ma le storie davvero ben raccontate sono pochissime e la tua è una di queste sicuramente. Una grande pulizia nella scrittura, nessuna involuzione, nessun trucchetto, nessun fronzolo, nessuna pagina in cui cala il tono o la tensione. Un testo felicemente coerente nel ritmo, nel percorso, nella stesura cronologica. Niente pantani, niente parti che, a rileggerlo, deciderò di saltare.

Solo questo posso dire perché è difficilissimo parlarne a chi ha scritto e soprattutto a chi, prima, ha vissuto, e le storia di una vita è materiale delicato da maneggiare e discutere, perchè siamo essere umani tutti, scrittori e lettori. Ho la sensazione di non essere arrivata alla sostanza delle cose, ma forse è normale, perché la sostanza delle cose è tua.

Grazie, quindi, per avermi permesso di passare un paio d’ore “viaggiando in compagnia della tua vita”. E un abbraccio pieno di dolcezze tutte per te.
Giulia Colavolpe Severi

“Auroralia” alla Flexi venerdì 26 giugno 2009 ore 21.00

20 Giugno 2009

Una serata interamente dedicata al progetto Auroralia alla Libreria Flexi di Roma, a Monti.

Quindici letture organizzate da Gaja Cenciarelli, tra cui anche la mia poesia “Freddo” che leggerà Monica Mazzitelli. Sarà bellissimo!

“Cold”, English version of “Freddo”

20 Giugno 2009

Monica Mazzitelli translated my poem into English, here it is:

Cold

The cold the jump the embrace
the cold the jump the embrace and the fatigue
of leaving.
Naked because born;
born because
born.
Born I swim
new, every day,
because I must.
Empty I must leave.
Will you receive me in your embrace
when mine ends
melt in a splash without echo and
without love?
Your mercy: freezing me in that instant
where I remain hanging in my flight;
I reject my beauty
all that’s amiss
all that’s been taken
I reject being empty.
I am not content, so I
fly
away
naked
empty.

Thank you Monica

Un commento di Enrico Gregori

16 Giugno 2009

Grazie!! Il commento è uscito su Anobii [dove è pieno commenti orendi, a parte qualche rara cosa carina. La bella notizia è che, inspiegabilmente, non me frega nulla ;-)]

Credo che leggendo questo libro si debba prescindere dal gap generazionale, altrimenti si rischia di trovarsi tra punti di riferimento che non sono peculiari. Va perso per un racconto, con la vita che scorre accanto ai protagonisti. Uno spicchio di storia tra le personali storie. E Monica Viola scrive benissimo, sa colpire e sa “spiazzare” con gusto. Attendo la seconda prova.”

Un commento da Beppe Sebaste

10 Giugno 2009

Che dire? Queste righe mi hanno riempita di felicità.. grazie Beppe!!

Ciao cara Monica, il tuo libro mi è piaciuto moltissimo. Il tono che riscatta tutto mi ha dato addirittura gioia, gioia di poter narrare qualunque cosa e farcela, attraversarla… È il senso (uno dei sensi, quello principale) dello scrivere.
Ti abbraccio forte.
Beppe