Un commento da Pier Luigi Zanzi

10 Giugno 2009

Bellissimo questo commento di una persona decisamente sopra la media. Grazie Pilù, grazie grazie grazie.

“Nel tunnel, di ritorno e fuori “- 9/06/09

 Libro finito… L’immagine è quella di una persona che, vedendo arrivare la
luce in fondo a un tunnel fatto di corsa fino alla fine pur di lasciarselo
alle spalle, decide che tutto sommato, conoscendo ormai strada e distanza,
può tranquillamente tornare indietro e ripercorrerlo sulle proprie gambe,
al ritmo più adatto al proprio cuore e alla propria dignità, riprendendosi
lungo la strada i propri effetti personali, oggetti, ricordi e quant’altro
ha dovuto scrollarsi di dosso in passato pur di correre fuori.
Una bella immagine, sì. Non mia, però: è stato il libro!
Pier Luigi Zanzi

Una mia poesia per il concorso “Auroralia” di Gaja Cenciarelli - Sinestestica.net

28 Maggio 2009

Gaja Cenciarelli, una delle spinte culturali migliori che ci sia in circolazione, e mia prima lettrice in VibrisseLibri, mi ha invitata a partecipare a un concorso sul suo sito Sinestetica.net, dove oggi ha pubblicato la mia poesia “Freddo”. Oltre a ringraziare lei che continua ad avere fiducia nelle mie parole, ringrazio tutte le persone che hanno scritto dei bellissimi commenti sia sul sito che su facebook, pubblici e privati: GRAZIE!

Ecco la poesia, cmq, ispirata a una splendida foto di Jerry Uelsmann:

Freddo

Il freddo il salto l’abbraccio
il freddo il salto l’abbraccio e la fatica
di andarsene.
Nuda perché nata;
nata perché
nata.
Nata nuoto
nuova, ogni giorno,
perché devo.
Vuota devo andarmene.
Mi accoglierai nel tuo abbraccio
quando finirà il mio
sciolto in uno splash senza eco e
senza amore?
La tua pietà congelarmi in quell’istante
dove resto sospesa nel volo;
rifiuto la mia bellezza
tutto quello che non c’è
quello che hanno tolto
rifiuto di esser vuota.
Non mi accontento, per questo
volo
via
nuda
vuota.

Aggiungo in coda queste parole di  Fiamma Lolli, scritte oggi, che mi hanno molto colpita:

[…] Difficile poi non farselo riallargare, il cuore, per accogliere o prepararsi ad accogliere un altro rifiuto: ma, stavolta, è il rifiuto d’esser vuota. Un rifiuto cocciuto - “nuova perché nata / nata perché nata / nuova perché devo”, e scusa Monica se ho rimontato la scansione e i versi - com’è cocciuta chi non s’accontenta. E fa bene. Che cos’altro dire se non (sapendo d’essere esaudita, questo è il bello) “Ancora! Ancora!”? Solo, anche stavolta, grazie.

Grazie a te Fiamma!

Un commento da Valeria Valier

23 Maggio 2009

Bellissimo!!!
Ho cercato il tuo libro su internet, ho trovato la versione on line, l’ho scaricata e mi sono detta adesso leggo la prima pagina per vedere com’è, bene non ho smesso fino alla fine.
Grazie, mi hai dato delle bellissime emozioni. Ti prego continua a scrivere per il tuo pubblico.
Un abbraccio
Valeria Valier

Kiwies wait for me!! Monica Viola in New Zealand October 2009

15 Maggio 2009

Oh yeah! More new to come, ma nel frattempo, gioite con me ok? ;-)

Un commento di Valentino Romano e una recensione di Fabio Ciriachi

15 Maggio 2009

Grazie a entrambi!!!

Quella di Valentino è qui, quella di Fabio qui.

Recensione di Francesco Forlani!!

15 Aprile 2009

Della serie: un libro che libera tutti (tana)
Al principio della mia frequentazione dei blog, avvenuta per puro caso e in coincidenza con il ritorno in Italia, la carte de navigation che mi portavo appresso, contemplava oltre al blog di cui facevo parte (nazione indiana), Lipperatura,e Vibrisse. E ricordo benissimo quando nella colonnina a destra comparve lo strano libro dallo strano titolo, insieme ad altri che però non avevano attirato la mia attenzione. Non frequento più Vibrisse da tempo, ormai, e dalla Lippa faccio solo qualche capatina. Altri lidi erano apparsi all’orizzonte, altre cartes e di certi compagni di viaggio non ricordavo più nulla. In occasione di alcuni incontri recenti dove era storia di storie di libri, e di come raccontarle con altri mezzi che non fossero le parole, un’amica di un tempo - quello a venire- in una nutrita assemblea ben frequentata- ma su tutti spiccava il (finto) nodo della (finta) cravatta di un messaggere dell’imperatore Mercato - a fine sit-in, da tutti giù per terra, mi rifila un libro.
Per discrezione a pancia in giù sul tavolinetto davanti a noi. E così leggo due date: 1968, 1980.
Azz! - mi sono detto.
Ci siamo salutati tutti, con l’amica abbiamo perfino ballato, e una volta a casa degli amici che mi ospitavano, a Roma, l’ho tirato fuori dalla saccoccia e ho cominciato a leggerlo. Perché mi piaceva il titolo, perché il nome Viola mi riconcilia con il mondo. Perché non avevo un cazzo da leggere e anche questo succede. Se c’è una cosa che chiedo ad un libro è di raccontarmi una storia. Non me ne frega una cippa di quanto vera essa sia, e quanta grammatica ne animi il fraseggio, la punteggiatura. Quello che cerco in un libro - ma resto convinto del fatto che sono i libri a cercare noi- è la verità della storia. E la verità di una storia la capisci subito dalla voce, che trasforma la tua dalle prime frasi lette. Senza sussurrarti all’orecchio, ti giuro che è vero! credimi, davvero io… alla maniera di certi cuochi con le palle che una volta messa su la pentola con la materia che sarà miracolo, lascia che il fuoco faccia il resto e se ne va per i cazzi suoi, in giro, magari stappando una buona bottiglia che possa allietare l’attesa.
L’opera, per quanto piccola, di uno scrittore è tale quando in un rapporto di totale fiducia con il suo autore, dice all’autore di farsi da parte per lasciare entrare nell’esiguo spazio di un volumetto, il lettore. Non sempre l’ospitalità viene ricambiata con gratitudine e ci sono certi ospiti che una volta entrati cannibalizzano ogni angolo della casa, spostando cose, notando imperfezioni e polvere accumulata sugli armadi. Per loro - e non so perché li associo a certi lettori commentatori in doppio petto presenti anche su anobii - varrebbe la pena rovesciare l’antica frase dell’ospitalità in una nuova che suonerebbe più o meno così: entra pure e fa come se fossi a casa mia!
Quando sono arrivato alla fine del petit voyage sentimentale di Monica Viola (VM, vietato ai minori, di spirito) ho così sentito ancora una volta la magia di un attraversamento. Di un convivio in cui se ne stavano raccolte e accolte tutte le paure e i lutti di una piccola vita appena diciottenne.
Di un’epoca gli anni ottanta, che già nel nome reca il significato di molto. Ho così sentito la “verità” degli ingredienti di quella piccola cucina, e ho chiuso il libro con quella stessa rara gioia, che provi per un libro che ti è piaciuto e che ti sei pagato.
effeffe

Grazie Furlen!

Scomparsi dalla foto

28 Marzo 2009

Due sere fa per gioco ho ballato qualche secondo un lento con un amico. Bella intuizione invitarlo, sapeva cingere con delicatezza, e delicatamente portare, e il nostro ritmo era lo stesso. Sarebbe stato bello continuare ancora un po’.
Quanto tempo, mi sono detta, mille anni che non lo facevo più. Mille no, ma ventiquattro tutti. Quell’ultima volta, dieci case fa; il mio amico belga alto e biondo col sorriso contagioso, che mi teneva ben stretta e mi insegnava il merengue, in francese: tra le sue braccia era tutto facile e naturale, c’era grazia ma determinazione, seguivo ogni piccolo fremito anche del suo mignolo ed eravamo belli e eleganti, almeno lui.
Ora è scomparso, svanito da una foto come la famiglia McFly di Ritorno al futuro. Sono scomparsi tutti quelli dello scatto preso a Parigi, una manciata di amici travolti dall’AIDS. Un gruppo di uomini forti, belli, intelligenti, generosi e simpatici, curiosi e gay. Si è salvato solo chi era in coppia e fedele, gli altri sono svaniti uno a uno. Coppia e fedele, bastardo di Ratzinger. Bastardo e bugiardo, ipocrita e assassino. Dormi bene la notte? Io no. Penso agli amici svaniti dalla foto, a tutti quelli che svaniranno per colpa tua senza che nessuno gliel’abbia neanche mai scattata una foto; agli adulti, ai bambini.
Non sai cosa sia la natura, non sai cosa sia la grazia. Non sei il papa dei cristiani: ti scomunico.

Un commento da Andrea Telara

27 Marzo 2009

Un commento da Kiwiland.. Grazie Andrea!!

La tua Tana mi è molto piaciuta.

All’inizio stentavo ad entrarci. Come essere su una cinquecento di quelle vecchie, quando hai quattordici anni e provi le prime volte a guidare. Dalla seconta alla terza, poi di nuovo seconda, prima, quarta.

Poi, lentamente, mi sono accorto che era così che avevi deciso di farmici scendere. Nella vita di questa ragazzina.

A singhiozzi. Forzatamente in alcuni punti, alla distanza in altri. Allontanandomi e riavvicinandomi al personaggio. Con lei.

Così, alla fine, ho scoperto che quella famiglia l’avevo conosciuta. Quella nonna, l’avevo compatita. Con quella madre, mi ci ero arrabbiato. Quel padre lo avevo giudicato. E allo stesso tempo ero partito anch’io per l’ India con Filo ed ero stato nel guardaroba del Piper con la protagonista.

La Storia, poi, mi aveva danzato attorno sulla tela di un ragno invisibile, di cui non mi ero neppure accorto. Il terrorismo così come gli anni ottanta. Tutto è odore. Che si annusa. Quando si passa all’arrivo degli anni della superficie sembra quasi di tirare un sospiro di sollievo. Come dire: sarà pure tutta Tv e ammiccamenti, ma ne avevamo proprio bisogno.

E mi è piaciuto anche il finale.

Per me, ad essere sinceri fino in fondo, il capitolo “Conclusione” poteva anche non starci. Ma si sa, qualche lettore meno (o più) accorto avrebbe potuto storcere il naso ad un ending not ending. (che poi sono i miei preferiti)

Hai uno stile semplice, discorsivo ma mai banale. E delicatamente letterario. Creativo ma senza esagerazioni.

Ma soprattutto (che per me è l’unica ragione per cui valga la pena leggere una storia):

mi sono sentito arricchito dalla lettura.

Due nuovi commenti: Stefania e Alberto

21 Marzo 2009

Grazie di cuore a Stefania e Alberto che in questi giorni hanno scritto dei commenti molto intensi sul libro, li ho messi nella loro sezione ma li ripropongo anche qui.

Ciao Monica,
è difficile essere originale.
Mi sono fumato il tuo libro in una serata, sperando che non finisse…il rifiuto, la ricerca, la sensazione di essere sempre fuori posto etc etc…pur partendo da situazioni diverse mi sono (ancora) molto familiari…i sassolini devo ancora trovarli io :-)
Alberto B.

Quando decidiamo di riaprire una ferita che pensavamo rimarginata, non importa se attraverso la parola o nero su bianco, significa che siamo riusciti a far pace con noi stessi, significa che siamo tornati ad amarci. Ma che fatica aprire il cuore. Ti guardi intorno e pensi: con chi, con chi potrò vomitare tutto il mio dolore senza la paura di venire giudicato o bollato? ( perché prima o poi succederà!) Comunque decidiamo ancora una volta di fidarci, ma quelle parole che a noi sembravano così chiare, semplici, ecco che improvvisamente vengono fuori diverse, sembrano murate in gola. Quando decidiamo di spogliarci, significa che abbiamo una gran voglia di guardarci allo specchio senza girare lo sguardo da un’altra parte, significa che abbiamo voglia di candore, come quella pubblicità che dice: ” più bianco non si può”….
In realtà é questa l’emozione che mi ha dato il tuo libro, al di là di tutto quello che c’è intorno: difficoltà familiari ecc. ecc. che sono state messe in luce dalle critiche che ho letto. Certe cose o le provi subito, senza star tanto a riflettere, o non le provi affatto.
Stefania Binucci

Segnalazione di Maura Murizzi sull’annuario del Mucchio

12 Marzo 2009

Ringrazio di cuore la segnalazione di Maura al romanzo come uno dei cinque migliori libri da lei letti nel 2008 , che ho scoperto quasi per caso (mi scuso del ritardo!). Grazie Maura, queste cose fanno bene.

Eccola qui:

Un annus horribilis come il 2008 non poteva che generare una classifica di splendidi inni (quali più, quali meno impietosi) ai perdenti: menzione speciale ai tre esordienti Giordano, Mascheri e Viola, che tra poesia e cinismo, tra autopsia del dolore e occasioni sprecate hanno raccontato mirabilmente il male di crescere e la fatica dei rapporti familiari.
Se Giordano ha visto abbondantemente riconosciuti i propri meriti e le ardite metafore aritmetiche, altrettanto non può ancora dirsi per i suoi due ’colleghi’ sopramenzionati che, vi assicuriamo, hanno da offrire storie, spleen e stili altrettanto interessanti.