Un bellissimo commento di Raffaele Moccia
Maggio 27, 2010Si impara sempre a volare, e si impara sempre da soli a farlo, se non ti ammazzano prima.
Viola di vita, Viola violata, Viola che vola.
Comincio a leggere questo libro e ho il sospetto di stare leggendo il diario segreto di una ragazza che confessa alla pagina quello che non riesce a dire alle persone, sento che il mio occhio ,la mia lettura è una intromissione nell’affollata vita di Viola, che nasce già schiacciata, esclusa, ignorata, calpestata. Che guarda e osserva i grandi, cercando approvazione e visibilità.
Un diario scritto per se stessi, ne ha il passo e le parole. Nessuno racconta di sé in questo modo, se non a se stessi.
Ci sono conseguenze in quello che si legge, a volte è istruzione a volte saggezza. Da questo libro non so che aspettarmi, mi sento un guardone al quale è capitato di trovare un diario intimo aperto. Ci trovo scritto quello che so o immagino di sapere e quello che non so e che non avrei immaginato succedesse. Quanti soprusi e infamie nascondono le pareti di casa.
Viola violata eppur viva e potente eppur con desideri di carnefice: “ avrei voluto avere anche io qualcuno da dominare escludere angariare”. Siamo fatti della stessa carne dei nostri carnefici e prima di scoprire che eravamo vittime vogliamo somigliargli. Portiamo dolori indicibili tatuati nel cuore e non li confessiamo, perché vivere a volte vuol dire non mostrare debolezze, anche se queste debolezze ci uccidono.
Viola che stretta nella morsa eppure esclusa e usata, trova il suo angolo, la sua ragione ,segna le sue paure le culla le subisce cammina come una papera goffa, un pinguino nel deserto, vivo eppur inadeguato.
Viola eravamo tutti così, e ora finalmente continuo a leggere non sentendomi intruso, che quelle esclusioni le abbiamo provate tutti, con più o meno dolore, con più o meno coscienza.
Viola che passa e vive accanto a quello che non riconosce suo ma che la definisce agli altri, crede di volare basso e invece prepara i voli futuri. Viola che dolorante per sé non vuole il dolore degli altri.
Costa dolore vivere, ne costa anche scriverne, nominare di nuovo tutto daccapo e rivivere e risentire i segni e i morsi. È forse questo il ruolo della scrittura? Salvarci? O segnarci? Mi vengono in mente altri titoli e altre storie dove dietro l’elenco delle sofferenze era visibile la salvezza, riconoscere e riconoscersi e dove finalmente si riesce a nominare esattamente le cose e a ucciderle FINALMENTE.
Viola, se ne vorrebbe proteggere il cuore, lei risponde: “VOGLIO ESSERE TRASPARENTE”
VIOLA finalmente VOLA!
Raffaele

