Un commento da Giulia Colavolpe Severi

Luglio 17, 2009

“Forse ogni autobiografia è l’espansione della frase: sono diventato io” (Philippe Lejeune)Quando l’ho cominciato mi sono aggrappata con tutta me stessa alla speranza che non fosse tutto vero. Poi ho capito che era inutile, che non serviva chiedertelo, che si capiva benissimo che non avevi aggiunto neanche una parola, e che quella che avevo tra le mani era davvero la storia di come tu sei diventata tu.

Non esiste scritto più bello delle narrazioni autobiografiche, per quanto mi riguarda. Ho amato immensamente grandi romanzi, grandi fiction, ma niente mi dà la stessa impagabile emozione che provo quando tocco la vita di un altro essere umano raccontata proprio da questi, in prima persona.

All’interno dell’enorme insieme costituito dalle memorie personali, quelle scritte pensando esplicitamente alla pubblicazione, alla lettura da parte di un pubblico estraneo, al circuito della letteratura e al suo consumo, costituiscono un insieme a sé, ed è lì che la tua storia di vita si sta riposando - finalmente - di tutte le sue fatiche.

Si riposa, ma con un occhio aperto: è testo vivo, noi la disturbiamo costantemente, circola, è letta, esposta, con tutta la sua “naturale sconvenienza” (Duras) ostesa. Questa ostensione è un atto di coraggio, il primo di una lunga serie che ti si deve riconoscere.

È testo vivo anche perché il finale è morbido, sospeso, come un lavoro di maglia fotografato a metà: da una parte il lavoro, dall’altra il gomitolo, i fili che aspettano di essere annodati in punti. Mi aspettavo di piangere una volta arrivata all’ultima pagina; ma sei riuscita a chiudere tutto in maniera spiazzante, originale.

Del resto, tutto il libro gode di un estremo equilibrio tra l’orrore e lo humour, il pathos e la distanza, non è un libro pesante, è un libro pieno di cose tremende, trasuda dolore, ma non pesantezza, quello mai. Qualcosa che assomiglia a una lucidità immensa dello sguardo ti ha accompagnata - il che non vuol dire aver fatto pace con tutto, né aver digerito la rabbia o le emozioni negative, o peggio ancora aver usato un rivestimento di senso per far quadrare conti che non quadreranno mai, com’è onesto che sia. Onesto verso te stessa, intendo.

Tutto questo per dirti che la schiera di chi auto-scrive è enorme, ma le storie davvero ben raccontate sono pochissime e la tua è una di queste sicuramente. Una grande pulizia nella scrittura, nessuna involuzione, nessun trucchetto, nessun fronzolo, nessuna pagina in cui cala il tono o la tensione. Un testo felicemente coerente nel ritmo, nel percorso, nella stesura cronologica. Niente pantani, niente parti che, a rileggerlo, deciderò di saltare.

Solo questo posso dire perché è difficilissimo parlarne a chi ha scritto e soprattutto a chi, prima, ha vissuto, e le storia di una vita è materiale delicato da maneggiare e discutere, perchè siamo essere umani tutti, scrittori e lettori. Ho la sensazione di non essere arrivata alla sostanza delle cose, ma forse è normale, perché la sostanza delle cose è tua.

Grazie, quindi, per avermi permesso di passare un paio d’ore “viaggiando in compagnia della tua vita”. E un abbraccio pieno di dolcezze tutte per te.
Giulia Colavolpe Severi